In quest’articolo vorrei porre l’attenzione sulla risoluzione di un disagio che ogni giorno diventa sempre più presente e fastidioso, soprattutto per chi conduce una vita frenetica e stressante nella società moderna e aggrava con questi ritmi la patologia della Stipsi.

Le linee guida internazionali raccomandano, come trattamento di prima linea, un aumento dell’apporto alimentare di fibre, che possono essere fornite dalla dieta. In base alle loro caratteristiche chimiche, le fibre vengono distinte in solubili e insolubili.

Fibre solubili

Le fibre solubili (frutta e vegetali) formano una soluzione viscosa che rallenta lo svuotamento gastrico e l’assorbimento dei nutrienti nell’intestino tenue. Nel colon, essendo metabolizzate, agiscono da prebiotici favorendo la crescita di batteri utili all’organismo (in particolare lattobacilli e bifidobatteri) e la produzione di acidi grassi a catena corta (acetato, propinato e butirrato) che rappresentano una delle principali fonti energetiche per le cellule che costituiscono la barriera intestinale a livello del grosso intestino (colonociti).

Tra le fibre solubili ci sono i fos (Frutto-oligosaccaridi) che si trovano nelle verdure come cipolla, cicoria, aglio, asparagi, banane, carciofi e in molti altri. Sono composti da catene lineari di unità di fruttosio, collegati da legami β (2-1). Il numero di unità di fruttosio varia da 2 a 60 e spesso termina con un’unità di glucosio. I fos alimentari non sono idrolizzati dalle glicosidasi del nostro intestino tenue e arrivano al cieco invariati strutturalmente. Nel cieco sono metabolizzati dalla microflora intestinale a formare corte catene di acidi carbossilici, L-lattato, CO2, idrogeno e altri metaboliti. I fos hanno molte proprietà, e importanti effetti fisiologici benefici, come bassa carcinogenicità, effetti prebiotici, migliorano l’assorbimento dei minerali, e riducono i livelli di colesterolo, triacil gliceroli e fosfolipidi sierici. Attualmente i fos sono sempre di più inclusi nei prodotti alimentari e nei preparati per neonati per il loro effetto prebiotico e perché stimolano la crescita della microflora intestinale non patogena.

Il loro consumo aumenta il bolo fecale e la frequenza delle espulsioni fecali, inoltre una dose di 4-15g/giorno data a soggetti sani riduce la costipazione, considerata uno dei problemi in crescita della moderna società, e per i neonati durante il primo mese di vita.

Fibre insolubili

Le fibre insolubili (crusca, cibi integrali), subiscono solo minime modificazioni lungo il tratto intestinale e aumentano meccanicamente la massa fecale mediante ritenzione di acqua.

L’effetto finale dell’assunzione delle fibre solubili e insolubili consiste nell’aumentare la massa fecale e ridurne la consistenza, ciò si traduce nella stimolazione del transito intestinale e nella facilitazione dell’espulsione fecale.

Metanalisi sull’efficaxia delle fibre solubili e insolubili nella stipsi cronica

Prebiotici nella stipsi

Sono stati analizzati sei trial randomizzati controllati con placebo, quattro studi hanno considerato le fibre solubili e due le insolubili.

Lo studio di Fenn e collaboratori ha reclutato 201 pazienti randomizzati a psillio (fibra solubile) o placebo per un periodo di due settimane. I risultati dimostrarono che l’86,5% dei pazienti trattati con psillio riporta un miglioramento della sintomatologia globale rispetto al 47,4% dei soggetti trattati con placebo. Inoltre il trattamento determina un miglioramento significativo anche del dolore addominale e dello sforzo evacuativo.

Invece, i risultati forniti dai due studi che valutano l’effetto delle fibre insolubili sono conflittuali: Hongisto e collaboratori dimostrarono una differenza significativa nel numero medio di evacuazioni giornaliere così come una riduzione della difficoltà evacuativa nei pazienti sottoposti al trattamento attivo rispetto al placebo.

Badiali e collaboratori, invece, non hanno rilevato una differenza statisticamente significativa nella risposta al trattamento definita come riduzione dello sforzo evacuativo.

Gli autori concludono che vi è un’evidenza moderata a supporto dell’uso dello psillio quindi delle fibre solubili, mentre l’effetto delle fibre insolubili risulta controverso.

Quindi un’efficace terapia nutrizionale contro la stipsi prevede sicuramente l’uso di alimenti prebiotici.

Probiotici nella stipsi

Un metodo di trattamento non farmacologico della stipsi è attraverso l’aggiunta di probiotici al cibo. Alcuni esperimenti lo hanno dimostrato tramite il consumo di un formaggio fresco arricchito con Bifidobacterium lactis Bi – 07. Lo studio fu condotto nella città di Guaporè in Brasile alla Basic Health Units, tra gennaio e maggio 2012, con 30 donne stitiche. I pazienti sono stati randomizzati in due gruppi quali è stato somministrato, per 30 giorni, 30 g di formaggio fresco arricchito con Bifidobacterium lactis Bi – 07 (n = 15) o formaggio fresco normale ( n = 15). Dopo 30 giorni è stato osservato che l’ingestione di formaggio fresco arricchito con Bifidobacterium lactis Bi – 07 promosse effetti benefici sui sintomi dello sforzo per evacuare e in generale sui sintomi della costipazione. Un effetto benefico è stato osservato anche nella percezione dello sforzo per evacuare, nella sensazione di evacuazione incompleta e nella sensazione di blocco anorettale.

Un ulteriore studio ha valutato l’effetto dell’ ingestione di uno yogurt simbiotico (probiotico + prebiotico) sull’intestino di donne con costipazione funzionale. Il risultato segnalò un significativo aumento nella frequenza di evacuazione, cambiamenti nell’aspetto delle feci, e una significativa riduzione nella percezione di forza e dolore associato alla defecazione. Secondo gli autori, la riduzione della sensazione del dolore e dello sforzo per evacuare rappresentano i risultati più importanti, in quanto comportano una riduzione significativa nella percezione di sensazioni sgradevoli.

Macrogol o polietilenglicole

Quanto detto fino ad ora rappresenta il rimedio alimentare più efficace contro la stipsi, tuttavia non si può non citare l’importanza di un lassativo osmotico superiore di gran lunga a tutti i lassativi che fino ad ora ci sono stati proposti. Si tratta del Macrogol o Polietilenglicole (PEG).

Il macrogol è un lassativo osmotico, che richiamando acqua nel lume intestinale, riduce la consistenza delle feci e ne aumenta il volume con conseguente stimolazione della peristalsi. Tali caratteristiche sono comuni a tutti i lassativi osmotici dai quali il macrogol differisce per le caratteristiche fisiche della molecola. Tipicamente i lassativi osmotici sono costituiti da piccole molecole che proprio in virtù di tali dimensioni esercitano un’attività osmotica in compartimenti separati da membrane biologiche e, nel caso dell’intestino, attirano acqua ed elettroliti dal comparto ematico al lume intestinale. Al contrario, il macrogol è una molecola di grandi dimensioni che esercita la propria attività legando mediante legami deboli parte dell’acqua in cui è disciolto, impedendone l’assorbimento intestinale, senza peraltro attirare acqua e soluti dallo spazio intercellulare e quindi senza depauperare l’organismo di tali elementi. Esso non viene modificato lungo il tratto gastrointestinale, non è metabolizzato e viene escreto con le feci pressocchè immodificato, senza interferire con la funzionalità renale e senza influenzare l’equilibrio idro-elettrolitico dell’organismo ricevente. Originariamente era impiegato ad alte dosi per la pulizia del colon necessaria per l’effettuazione delle indagini endoscopiche o radiologiche, è stato in seguito impiegato con successo a dosi più basse per la terapia della stipsi cronica. Il meccanismo d’azione del macrogol e l’assenza di interazione con l’organismo ricevente ne consente l’impiego anche nelle forme di stipsi secondaria, in gravidanza, nei pazienti affetti da diabete mellito e patologie neuromuscolari.